MALATTIE VIRALI: LA FIV (Aids felina)

La sindrome da immunodeficienza felina  è causata da un retrovirus della stessa famiglia del nostro HIV. Come per  l’Aids, la malattia attacca e danneggia lentamente le naturali difese del sistema immunitario, dopo un più o meno lungo periodo di latenza (che in  genere nei gatti di casa dura  diversi anni). I gatti FIV+ col  tempo hanno difese immunitarie più deboli quindi sono più soggetti a contrarre infezioni e hanno meno risorse per combatterle … per questo a  maggior ragione un gatto FIV deve vivere in condizioni ideali.
NON E’ UN VIRUS CHE PUO’ ESSERE TRASMESSO ALL’UOMO IN NESSUN MODO.

Prognosi
Non è la malattia in sè a causare la morte, quanto lo sviluppo di infezioni secondarie. Se il gatto viene tenuto al caldo, regolarmente vaccinato, ben alimentato e portato al veterinario al minimo segno di malessere, si riesce ad evitare l’insorgenza di complicazioni dovute a banali infezioni. In questo modo, con un po’ di attenzione, i gatti FIV positivi hanno un’aspettativa di vita al pari agli altri gatti .

Diagnosi
La diagnosi si fa con un prelievo di sangue. Esistono molti tipi di test, il più comune e comodo è lo SNAP TEST (metodo Elisa), che prevede un prelievo di poche gocce. Si tratta di uno stick di cui spesso dispongono i veterinari in ambulatorio e che da il risultato in una decina di minuti, oppure i veterinari che non ce l’hanno manda il campione in laboratorio che da il responso in giornata o massimo il giorno dopo. Qui in Piemonte costa tra i 25 e i 40 euro. Questo test ricerca gli anticorpi contro il virus ed eseguito sui gatti di età superiore ai 6 mesi, è molto attendibile quando il risultato è negativo, un po’ meno in caso di positività, ovvero esiste la possibilità di un falso positivo.
La possibilità di un falso negativo è rara ed esiste solo se il gatto viene testato durante il cosiddetto “periodo finestra’’, periodo che può durare fino a sei mesi, in cui il contagio è già avvenuto ma non sono ancora presenti in circolo gli anticorpi. Per essere sicuri della negatività (soprattutto se il gatto era libero e intero fino a pochi giorni dal test) conviene ripetere lo stesso dopo 6 mesi, in questo periodo il gatto non deve avere possibili contagi. Se invece lo SNAP  risulta positivo conviene confermarlo con altre metodologie come IFA o PCR , che sono più specifiche. Il test con tecnica IFA (immunofluorescenza indiretta ) viene eseguita solo in laboratorio richiede alcuni giorni per il risultato. Testare un gattino di meno di 6 mesi con questa tecnica può voler dire avere un falso positivo come conseguenza di un trasferimento passivo degli anticorpi anti-FIV dalla madre positiva. Naturalmente il risultato è più attendibile man mano che il gattino si avvicina ai 6 mesi di età .
La PCR è la metodologia che ricerca non antigeni nè anticorpi, ma direttamente il virus, usando la tecnica di amplificazione del DNA. In questo caso il gatto risulta positivo solo se effettivamente ospita il virus. È il test più sensibile e specifico ma anche il più costoso (dai 50 euro in su) e richiede almeno tre – cinque giorni per il risultato del laboratorio. È valido anche in gattini che hanno meno di sei mesi o in gatti che sono in fase di latenza.

Nessun dei test citati è attendibile al 100% , quindi per avere la certezza del risultato bisognerebbe farli tutti e confrontarne i risultati .

Come aviene il contagio
Il virus che causa la FIV è specifico per i gatti, non può quindi in alcun modo contagiare esseri umani, cani o altri animali. Tra gatti il contagio avviene comunemente con scambio di sangue infetto (trasfusioni infette, aghi o strumenti chirurgici non sterilizzati) o saliva infetta (per lo più ferite profonde da combattimento) e rapporti sessuali. Se i gatti sono sterilizzati e non si azzuffano non c’è pericolo di trasmissione. La condivisione delle ciotole non è un pericolo, ma conviene fare un minimo di attenzione nel caso in cui a condividere ciotole con un gatto positivo ci sia un gattino in fase di permuta dentaria o un altro gatto che abbia ulcere o ferite in bocca, anche se la quantità di saliva che ci può essere in una ciotola non sembra essere sufficiente  per il contagio . Se una mamma gatta è FIV positiva la probabilità che i gattini a loro volta siano positivi è molto bassa, a meno che la mamma non sia in fase conclamata di malattia .

A cosa bisogna fare attenzione se si ha un gatto FIV+
Innanzitutto bisogna farlo vaccinare , a maggior ragione, finché è in fase asintomatica. Bisogna fare molta attenzione al minimo segno di infezione , soprattutto quelle respiratorie o urinarie o gengivali, che vanno subito identificate e curate. Una volta all’anno, al momento del vaccino, far analizzare un campione di feci per controllare che non ci siano parassiti . Ovviamente un gatto FIV + deve essere sterilizzato, non deve dormire fuori al freddo e deve essere nutrito a sufficienza.
L’ideale sarebbe che il proprietario venisse educato dal veterinario a riconoscere nel proprio gatto i sintomi più evidenti che possono far pensare allo sviluppo della malattia (esempio: esaminare la bocca per evidenziare infiammazioni , ittero o pallore delle mucose ). Alcuni veterinari propongono in fase di latenza terapie, a settimane alterne, con interferone per migliorare la risposta dell’organismo alle infezioni .
La convivenza con altri gatti è possibile a patto che vadano tutti d’accordo e che , ovviamente , siano sterilizzati. Anche il fatto che il gatto non debba uscire all’esterno è un luogo comune a meno che non sia un gatto ancora intero, o che si azzuffi con qualsiasi gatto incontri nonostante sia sterilizzato .

Sorridente Perché adottare un gatto fiv?
Perché NON LÌ VUOLE NESSUNO!  Nella stragrande maggioranza dei casi sono gatti sanissimi , giovani e che hanno una vita intera da vivere bene , eppure quell’appellativo ‘’FIV’’ li bolla come degli appestati a causa dell’ignoranza e della disinformazione. E perché , ancora più degli altri , sono gatti che hanno bisogno di un posto caldo, di serenità  e di vivere al riparo dalle infezioni . Un gatto FIV+  che vive in colonia non dura molti anni, in casa in genere sì .

(con la supervisione della Dott.ssa Piera Ferraris )

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